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Durante il secolo XX, come a Lentini ed a Francofonte, hanno un forte impulso a Carlentini le attività agrumicole. Si forma da un lato un forte ceto di agricoltori, che in maggior parte sono anche professionisti, e dall'altro un proletariato agricolo molto combattivo, che trae la sua forza contrattuale dalla relativa stabilità dell'occupazione. Un peso rilevante hanno anche le attività artigianali, in modo particolare l'industria molitoria. Nel secondo dopoguerra il movimento bracciantile sviluppa lotte con un forte segno classista che producono anche profonde lacerazioni sociali. Tuttavia, negli anni '50 e '60 le attività agrumicole (produzione soprattutto delle varietà molto pregiate "moro" e "tarocco") hanno un notevole sviluppo e trovano facilmente uno sbocco nei marcati nazionali ed internazionali. In questo periodo si afferma una notevole spinta alla modernizzazione in campo economico e sociale, anche se alcune attività artigiane tradizionali, dovendo fare i conti con un mercato ove la competizione avviene su larga scala, vanno man mano estinguendosi. Chiudono mulini e falegnamerie e si perdono antichi mestieri che si erano tramandati da padre in figlio.
A partire dagli anni settanta anche l'agrumicoltura entra in crisi. Molteplici le cause, prima fra tutte la polverizzazione della proprietà. Con la morte delle precedenti generazioni di agricoltori, gli eredi suddividono le
proprietà in appezzamenti sempre più piccoli, che risultano inadatti, per la ridotta dimensione, ad essere sfruttati per operare le trasformazioni fondiarie e le innovazioni di prodotto necessarie per competere nei mercati. Prevalendo, altresì, un'attitudine individualistica, al contrario di altre realtà agricole siciliane ove si è affermata una cultura della mutualità, la frammentazione fondiaria si è protratta nel tempo ed ha determinato l'impoverimento del settore. Altre concause della crisi vanno ricercate nella politica dei ritiri Aima, che ha incoraggiato l'abbandono delle coltivazioni; nell'assenza da parte della Regione di una seria politica per la promozione degli agrumi e di un impegno nel campo della ricerca.
Solo negli anni più recenti, con la fine della politica dei conferimenti, il settore agrumicolo si è risvegliato, conquistando nuove nicchie di mercato. Resta, tuttavia, da incoraggiare e favorire da un lato l'associazionismo e dall'altro l'ammodernamento delle tecnologie e dell'organizzazione del lavoro, sia nel campo della produzione che in quello della trasformazione e commercializzazione, per rilanciare nel mercato un prodotto, sicuramente molto pregiato, che resta ancora valido.
L'ultimo decennio è stato anche caratterizzato dall'impegno per la ricostruzione dopo il terremoto, che è avvenuta in tempi abbastanza celeri. Si è, altresì, affermata una nuova consapevolezza circa la possibilità di valorizzare i beni culturali e paesaggistici per fini turistici, a partire dal parco archeologico Leontinoi. Con questo scopo sono sorte alcune attività agrituristiche, che riscuotono un innegabile successo. |