L'anfiteatro è visibile in parte da piazza Stesicoro.
La circonferenza dell'arena è superata solo da quella del Colosseo. Esso fu costruito a
ridosso della collina, contro la quale una serie di archi impedisce la franatura del
terreno. Al di là di questi archi, un corridoio, che separa la cavea dalla collina,
formato da volte connesse fra di loro sostenute da grandi archi, costituisce l'ordine
inferiore; su questo poggiano le gradinate ed altri corridoi a volta dell'ordine
superiore. Gli archi sono in mattoni ed hanno capitelli lavici, mentre le mura sono in opus
incertum, rivestito da conci di pietra lavica. I sedili erano in pietra calcarea. I
marmi rivestivano il podio ed adornavano la tribuna consolare. Purtroppo, già
Teodorico concedette ai cittadini l'uso delle pietre dell'anfiteatro per la
costruzione delle mura cittadine. Nell'XI secolo, sotto Ruggero, furono usate per la cattedrale (
i conci neri all'esterno del coro). Nel XVI secolo, poichè le mura aderivano all'opera
romana, costituendo un punto debole della difesa, il Senato ordinò la demolizione delle
parti alte. Nel 1693 fu coperto dalla lava. Il Biscari, nel XVIII secolo, ricominciò
l'opera di scavo, ma la sua opera non fu completata. Nel 1904, per iniziativa del sindaco
De Felice e per opera dell'architetto Fichera, furono rinvenuti nuovi reperti. Furono
messi a nudo i sedili della cavea, il muro del podio, con la faccia esterna rivestita di
lastre marmoree tuttora aderenti, il corridoio vicino al podio (dal quale si accedeva al
corridoio superiore, mediante una gradinata, e all'arena, di un metro più bassa).
Uno stretto vicolo girava intorno alla costruzione per la circolazione del pubblico e per
dare luce ai corridoi esterni dell'ordine inferiore. I frammenti di capitelli ionici
ritrovati hanno fatto supporre che esistesse un colonnato all'interno. Tra i
frammenti decorativi ritrovati è interessante il Pinax (avanzo di figura
equestre incorniciata da una sottile modanatura). |