Emilio Greco, nato nel
1913, comincia ad esporre nel 1933. Le radici della sua ricerca stanno nei recuperi
figurativi degli anni venti e trenta, ispirati a ideali di solidità e
chiarezza mediterranea, pierfrancescana, arcaizzante o classica (con Martini) e
neo-etrusca (con Marino e Campigli); stanno, in ogni caso, dentro un preciso clima,
fondato sul dialogo con la tradizione e con la classicità, dal quale egli deriva i suoi
definitivi orientamenti e seleziona i suoi modelli. Nel 1933 visita per la prima volta
Roma e rimane colpito dal Trono Ludovisi al museo delle Terme.
Più che la Nascita di Venere, lo coinvolge la dolce Flautista della
fiancata, che viene ad occupare lo stesso posto della fanciulla in carne ed ossa di cui è
innamorato.
Nella sua arte, come nella poesia e nella vita, la donna resterà sempre idolo.
Maurizio Calvesi scrive che l'arte di Emilio Greco è, almeno apparentemente, di facile
accesso, e non soltanto per le sue iconografie che in presa diretta parlano della bellezza
nella sua duplice specie, ideale e di natura, cogliendone una magistrale sintesi; ma anche
per i valori formali che agevolmente raggiungono la sensibilità dell'osservatore, perchè
dalla sensibilità provengono e della sensibilità costituiscono la più riconoscibile
incarnazione, per la finezza del modellato, le vibrazioni della luce, la fermezza dei
volumi e, nella grafica, la sottigliezza del segno che si sposa alla delicata intensità
dei chiaroscuri. |