Le fontane di Catania


La fontana, opera dell'architetto G.B.Vaccarini rappresenta tre civiltà: la punica, l'egizia e la cristiana. L'elefante (chiamato dai catanesi u liotru) è il simbolo della sconfitta dei cartaginesi venuti a conquistare la città a cavallo degli enormi pachidermi; l'obelisco, probabilmente portato a Catania dall'Egitto ai tempi delle crociate, apparteneva al Circo Massimo romano e rappresenta appunto la civiltà egizia; la croce, le palme ed il globo, che coronano il monumento, rappresentano la civiltà cristiana. Il liotro deriva il nome forse da quello del mago Eliodoro-Liotru, che lo avrebbe usato come potente cavalcatura.
Vaccarini, sul modello dell' Elefante di Minerva a Roma del Bernini, sistemò il liotro e l'obelisco romani, sormontandoli con stilemi agatini e componendovi la fontana.


Inserita fra Palazzo dei Chierici e Palazzo Pardo, chiude prospetticamente la piazza del duomo a sud, concludendo il progetto scenografico di via Garibaldi.
Fu progettata dallo scultore napoletano Tito Angelini nel 1867, a seguito della regolarizzazione del corso del fiume Amenano.
E' costituita da una grande vasca a forma di conchiglia sulla quale si staglia la figura di un giovane nel quale è personificato Amenano, dio fluviale onorato nell'antichità dai catanesi. Ai due lati, altrettanti tritoni.La conchiglia poggia su un basamento che reca nella parte anteriore lo stemma della città. Nella parte opposta, dentro uno scudo, le parole: Acqua - l'Amenano - 1867 (anno dell'inaugurazione).


Dedicata a Sant'Agata, fu costruita nel 1621 da Franco Lanario, a pochi metri da Porta Uzeda. Essa segna il punto di partenza delle reliquie della Patrona, quando furono portate a Bisanzio per ordine del generale Giorgio Maniace.


Sita in piazza Giovanni Verga, è opera dello scultore Carmelo Mendola. Fu inaugurata nel 1975.
Raffigura la scena notturna del naufragio della Provvidenza, descritto da Giovanni Verga nel romanzo I Malavoglia: nella notte nera come la sciara... si udiva il vento sibilare nella vela della Provvidenza e la fune che suonava come una corda di chitarra. All'improvviso il vento si mise a fischiare al pari della macchina della ferrovia, quando esce dal buco del monte, sopra Trezza, e arrivò un'ondata che non si era vista da dove fosse venuta, la quale fece scricchiolare la Provvidenza come un sacco di noci, e la buttò in aria.


Monumentale gruppo scultoreo in cemento, opera di Giulio Moschetti (1849-1909), ascolano di nascita, catanese di elezione. Chiamato nel 1883 dall'architetto Carlo Sada per decorare il Teatro Massimo (scolpì anche le statue della Tragedia e della Commedia poste sul frontone del Bellini), agli inizi del secolo ricevette dall’amministrazione comunale l'incarico di realizzare la grande fontana nella piazza della stazione.
L'opera venne ultimata nell'aprile del 1904. Raffigura Plutone, dal volto corrucciato, sul suo cocchio tirato da cavalli e sirene, mentre strappa alla terra la bella Proserpina, figlia di Zeus e di Demetra.
Il gruppo è al centro di una grande vasca (alla fine del 1979, é stata dotata di un nuovo e più potente impianto idrico per l’alimentazione degli zampilli che, disposti a corona attorno al monumento, formano, soprattutto di sera, insieme con l’impianto di illuminazione, un vivacissimo gioco di acqua e colori).