Domenico
Guglielmini, scrittore siciliano del XVII secolo, così scriveva nel La Catania
destrutta, a seguito del terremoto:
Miseria delle umane pazzie, che quando l'uomo crede d'essersi edificata una casa, che
per la vastezza fassi emola con l'aurea di Nerone, allora potrebbe ben dire d'aversi
fabricata una tomba. Tanto esperimentò, o mio Leggitore, la mia infelice patria Catania,
che quelle moli che servirono di Piramidi, ed Obelischi nella sfoggiatezza dei suoi
teatri, poscia scusarono di sepolcri, col porre lo spirito a cotanti migliaia di
cittadini.
Con l'eruzione del 1669 gran parte della città fu
investita dalla lava, che sommerse le rovine della Naumachia, del Circo e del Ginnasio, il
fossato ed i bastioni del castello Ursino. La porta dei Canali, affinchè la lava non
entrasse da questa parte in città, fu murata.
Nel 1693 ciò che non aveva distrutto la lava fu devastato dal terremoto. Ad eccezione di
cinque case (la Rotonda, Castello Ursino, San Salvatore al mare, Casa Bonajuto ed
un'altra) tutta la città fu distrutta. Del Duomo rimaneva soltanto l'estremità del coro.
Scrive Federico De Roberto in
Catania: Tutta la
plastica del territorio è stata più volte mutata dalle successive eruzioni. Il livello
del suolo si è innalzato; il corso delle acque dell'Amenano è stato fuorviato ed
interrato; le vallicelle di Nesima e di Albanelli sono state colmate; il laghetto di
Nìcito è scomparso; il contorno della costa si è modificato; il porto si è ristretto
ed è poi sparito; nuovi promontori scabri si sono allungati sul mare.
Sfidando la tragica potenza del vulcano e forte di un carattere audace, il popolo
catanese ha ricostruito, ogni volta dalle macerie, la propria città. Dopo il terremoto
insigni uomini parteciparono alla ricostruzione (che durò per tutto il settecento e parte
dell'ottocento) e alla conservazione del patrimonio storico rilevato dagli scavi. Si dice
che il principe di Biscari salvò le rovine dell'antica città, il canonico Cilestri la
rianimò con l'aiuto ed il conforto, il principe Cerami l'abbellì e il Duca di Camastra
le diede una dimensione europea. |