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Il catanese Caronda è il solo dei
legislatori siciliani che con grande probabilità possa dirsi storico; fu autore della
legislazione della sua città, compiendo in Sicilia un'opera analoga a quella di Dracone
ad Atene e di Licurgo a Sparta. La sua legislazione
fu adottata anche in altre città calcidiche della Magna Grecia, in particolare a Reggio.
Fu spesso associato a Zaleuco, ma visse un po' più tardi di lui, forse nel sec. VI, o al
più presto alla fine del sec. VII a. C. Secondo Aristotele (che nella Politica si occupò
delle sue leggi) apparteneva, come Solone, alla media borghesia.
Aristotele loda le sue leggi perché più precise di quelle di Zaleuco. Pare che la sua
legislazione riguardasse specialmente il diritto familiare, ma doveva estendersi anche ad
altri aspetti della vita. Questa legislazione era famosa per l'arcaica severità delle
pene, per quanto i legislatori di questo tempo tendessero a mitigarle di fronte al più
progredito sentimento umanitario. Di Caronda ci é ricordata una legge che puniva i reati
militari, come la diserzione, non già con la pena di morte, usuale in tutti i codici, ma
stabilendo che il colpevole fosse esposto per tre giorni sul mercato in veste femminile.
Aristotele parla anche di una legge contro i rei di falsa testimonianza. E assai
dubbio che Caronda abbia dato a Catania anche una costituzione. Della sua persona non
sappiamo nulla. L'aneddoto, riferito a suo riguardo e attribuito anche ad altri
legislatori, secondo cui, essendo intervenuto inavvertitamente armato nell'assemblea,
mentre una legge sua proibiva di assistervi in armi pena la morte, appena se ne accorse,
si trafisse con la propria spada in ossequio alla legge, é pura leggenda. |