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(Belpasso [Catania]
1870 - Catania 1921). Spirito inquieto e avventuroso, esordì nel giornalismo pubblicando
a Catania il settimanale umoristico D'Artagnan, interamente ideato e scritto da
lui.
L'iniziativa ebbe notevole successo, anche perché Martoglio vi presentò le sue prove
poetiche, genuinamente dialettali e intrise di una comicità immediata. Questi versi gli
meritarono l'elogio di Carducci e la popolarità nella città etnea. Nel 1901 decise di
volgersi al teatro, nel tentativo di riportare alla platee di tutta Italia il teatro
dialettale siciliano, che l'attore Giuseppe Rizzotto aveva divulgato anni prima. Avendo
scoperto alcuni attori isolani dotati di una dirompente vis comica, nell'aprile del
1903 debuttò con la compagnia da questi formata e da lui diretta, al Teatro Manzoni di
Milano.
Grazie alla vena schiettamente realistica, alle soluzioni linguistiche riproducenti il
dialetto vivo e parlato e alle eccezionali capacità degli interpreti (Giovanni Grasso,
Marinella Bragaglia, Angelo Musco), le opere di Martoglio raggiunsero ben presto una
straordinaria notorietà. I suoi primi testi, I civitoti in pretura e Nica,
costituirono l'inizio di un'intensa attività che si esplicò nella composizione di una
ventina di commedie, alcune delle quali in lingua. Cominciò così a fiorire quel teatro
dialettale siciliano di cui Grasso, incupendo le tinte, sarebbe stato l'espressione
tragica e Musco, con l'estemporaneità delle sue battute, l'espressione comica e beffarda
sino al delirio buffonesco. Come autore, Martoglio pose in scena una Sicilia colorita e
credibile, e, seppur non vigoroso creatore di caratteri, si mostrò però abile inventore
di vicende movimentate e di dialoghi scoppiettanti. Il suo nome è legato principalmente a
due opere composte per Musco: San Giuvanni decullatu (1908), caricatura di una
religiosità popolare ingenua, e L'aria del continente (1910), rappresentazione
satirica dello snobismo di un borghesuccio isolano che affetta disprezzo per le usanze e
le abitudini siciliane. In collaborazione con Pirandello di cui intuì precocemente le
doti di drammaturgo, e che a più riprese spronò a scrivere per il teatro, compose in
dialetto 'A vilanza (1917) e Cappiddazzu paga tutto (1917).
Meno conosciuta, ma valida e memorabile, fu anche la sua attività cinematografica.
Martoglio si dedicò alla regia nel 1913, anno in cui diresse Sperduti nel buio,
film muto ricordato nella storia del cinema italiano per la sua originalità e intensità
espressiva, collegata al naturalismo dialettale di cui l'autore aveva dato già larga
prova nel teatro. Nel pieno fervore della sua attività lo colse la morte: precipitò in
una tromba d'ascensore nell'ospedale dove era ricoverato il figlio. |