La conquista romana del 263
a.C., agli inizi della prima guerra punica, aprì per Catania un periodo di circa sette
secoli durante il quale essa accrebbe notevolmente la sua importanza e il suo prestigio,
fino al punto che nel IV secolo d.C. il poeta gallico Ausonio associandola a Siracusa la
collocò tra i primi centri dell'impero romano. Catania rimase città decumana, cioè
soggetta al versamento di una quota di un decimo dei prodotti del suo territorio, per
quasi due secoli dopo la sistemazione della provincia di Sicilia da parte del proconsole
M.Valerio Levino intorno al 210 a.C..
Un deciso miglioramento nella sua condizione si registrò quando, un quindicennio dopo
aver sconfitto nell'isola Sesto Pompeo, nel 21 a.C. Augusto la innalzò al rango di
colonia romana, forse per suggerimento del suo principale collaboratore M. Vipsanio
Agrippa, grande proprietario terriero nella zona.  La decisione imperiale
comportò un incremento nel numero degli abitanti di Catania determinato dall'immissione
nel corpo cittadino di nuclei di veterani, e comportò ancora un notevole ampliamento del
territorio della città grazie all'acquisizione della fertile piana a sud del Simeto,
precedentemente controllata da Leontini. Tutto ciò, sommato ai vari privilegi connessi
con lo status coloniale, favorì la crescita economica di Catania durante l'epoca
imperiale.
Subito agli anni dell'istituzione della colonia, quand'era necessario dare un'impronta
romana alla città, è da ricondurre la sistemazione dell'area forense intorno all'attuale
cortile S. Pantaleone; allo stesso periodo inoltre sembra risalire una decisa azione di
riordinamento del tessuto viario della città. Sulla base di recenti scavi condotti in via
Crociferi e di una carta manoscritta del Cinquecento, la rete stradale della colonia
risulta in qualche modo rintracciabile in quella odierna della zona che ruota intorno alla
via Vittorio Emanuele nel tratto compreso tra la piazza Duomo e la via Plebiscito; nei
secoli dell'impero comunque il tracciato augusteo fornì le direttrici per l'espansione
dell'area urbana in particolare verso sud, dove verrà anche edificato il circo per le
corse dei carri. Il limite nord della città imperiale fu invece rappresentato
dall'anfiteatro: costruito nel II secolo d.C. l'edificio nella sua grandiosità può
ritenersi il coronamento del processo di accumulazione di ricchezze iniziatosi a Catania
con l'elevazione al rango di colonia. Esso, inoltre, considerato insieme agli altri luoghi
di spettacolo della città come il teatro e l'odeon, ai numerosi complessi termali o
all'efficientissimo sistema di approvvigionamento idrico, è significativo dell'alto
livello della qualità della vita che dovette caratterizzare Catania durante l'età
imperiale.
Non è possibile al momento definire esattamente i tempi e i modi dell'introduzione e
dell'affermazione del Cristianesimo a Catania, anche se si può pensare che qui non pochi
fossero i fedeli della nuova religione alla metà del III secolo d.C. quando, durante la
persecuzione dell'imperatore Decio, la tradizione data il martirio di Agata, la patrona
della città. Notizie più sicure sulla Catania cristiana si hanno invece a partire dal IV
secolo d.C. grazie ad un consistente nucleo di iscrizioni ed agli scavi condotti in aree
sacre o cemeteriali.
Nei decenni centrali del V secolo d.C., le incursioni dei Vandali interessarono la città
arrecandole certamente notevoli danni: i grandi monumenti romani, d'altronde, non vennero
tenuti in gran conto neppure durante il dominio gotico in Sicilia se Teodorico, signore
dell'isola tra il 491 e il 526 d.C., concesse agli abitanti di Catania di servirsi degli
squadrati blocchi di pietra lavica dell'anfiteatro per le loro costruzioni. Presa da
Belisario nel 535 d.C. nel corso della guerra greco-gotica, la città fece parte
dell'impero bizantino per tre secoli: a questo periodo, di cui siamo principalmente
informati attraverso le fonti scritte, risalgono alcuni edifici di culto localizzati sia
nella città sia nel circondario.
Dopo che gli Arabi misero piede in Sicilia nell827 d.C., conquistarono rapidamente
anche Catania, ma in città non sono sopravvissute tracce significative del loro
passaggio. Alla metà del XII secolo, comunque, quando Catania era da poco meno di un
secolo normanna, il geografo Al-Idrisi non poté fare a meno di ricordarne le non poche
moschee ancora attive. |