Nel primo trentennio del 1700 la Sicilia assiste ad un continuo susseguirsi di dominazioni straniere per effetto delle complicate vicende diplomatiche, dinastiche e belliche causate dalla morte senza eredi di Carlo II: dapprima il breve regno di Vittorio Amedeo II d'Aosta (che prosegue, comunque, una politica di austerità e di riforma dei costumi sfarzosi e dispendiosi della nobiltà siciliana); poi un intermezzo spagnolo (allorchè Filippo V tenta di riconquistare la Sicilia) e la fugace dominazione austriaca (1720-1734), che avvia una serie di riforme economiche. Infine, nel 1735, il "Regno delle due Sicilie" (primo stato autonomo costituito in ltalia) viene governato da Carlo III di Borbone (figlio di Filippo V), che, con grave disappunto dei siciliani, fissa capitale e residenza a Napoli. I Borboni intraprendono una politica riformista ed antifeudale nello stile del più rigido "assolutismo illuminato". Ma la rivoluzione francese del 1789 e quella napoletana del 1799 (quando la corte si rifugia in Sicilia fino alla repressione del governo giacobino napoletano) orientano in senso repressivo ed autoritario la successiva politica borbonica. Incerto e contraddittorio - tra stagnazione e ripresa socio-economica - è, in questo secolo di grandi rivolgimenti, l'andamento di Nicosia. La popolazione (dopo la depressione del 1600) si stabilizza attorno ai 12.000 abitanti, ma non subisce ulteriori incrementi a causa delle varie guerre che si succedono, degli esosi "donativi" richiesti, delle carestie ed epidemie e dei terremoti. E' soprattutto la Vallanga del 1757 - grande frana causata dagli smottamenti delle rocce di natura arenaria che trascina nel sottostante vallone gran parte del quartiere di S. Maria con l'antica chiesa gotico-normanna, con le altre chiese minori e con circa 400 abitazioni (quasi un quarto dell'abitato) - a infliggere un grave colpo alla città. Ma Nicosia sembra reagire con grande vitalità: nel 1767 viene intrapresa la ricostruzione di S. Maria Maggiore per farla più grandiosa e solenne; viene ripristinata la Colonna Frumentaria (o Peculio) in magazzini e grotte dell'attuale largo Peculio (da cui il nome della zona e della via). Un grande fervore edilizio caratterizza questo secolo. Si ha una notevole espansione urbanistica con la costruzione di grandi palazzi baroccheggianti o neoclassici, con l'ampliamento e l'abbellimento di conventi e chiese (S. Vincenzo, S. Domenica, S. Biagio), con la costruzione di ville nobiliari in campagna. Artisti famosi (quali Guglielmo Borremans per S. Vincenzo e Giuseppe Velasco per S. Biagio) vengono chiamati a decorare chiese e conventi. E tra i pittori di grido vi è pure il nicosiano Filippo Randazzo (1695-1744), detto il "Monocolo di Nicosia", attivo qui (dove affresca S. Calogero), a Palermo ed in altri centri dell'isola. Fervida è pure la vita intellettuale. Francesco Testa (1704-1774), arcivescovo prima di Siracusa e poi di Monreale, raccoglie in un testo organico i Capitula Regni Siciliae (le cosìddette Costituzioni), scrive poesie ed opere storiche, fonda a Monreale il Seminario (che diventa un'autentica "scuola" di cultura classica e filosofica) e fa del suo palazzo in Nicosia un vero e proprio cenacolo; Filippo Nicosia stampa, nel 1735, uno dei primi trattati siciliani di agricoltura; negli ultimi decenni del secolo viene fondata l'Accademia arcadica detta Simetina (cui partecipano il poeta Gioacchino Nicosia e il canonico Salvatore Gentile, autore del poema Ulisse in Itaca). Nel 1778 la proposta dell'istituzione di un Vescovado a Nicosia o a Troina (da costituire con lo smembramento della troppo vasta diocesi di Messina) scatena una duplice serie di polemiche: tra Nicosia e Troina per la scelta della sede e tra S. Nicolò e S. Maria per la designazione della Chiesa Cattedrale. Riesplodono rivalità sopite: le due chiese si danno battaglia nei Tribunali sacri e profani e S. Maria, pur di non veder trionfare la rivale (favorita da diversi elementi), arriva persino ad allearsi con Troina e con Messina ed a condurre una sotterranea battaglia contro l'istituzione del Vescovado.