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Sotto il fascismo, in
seguito alla costituzione della nuova provincia di Enna (1927), Nicosia
perde il ruolo di capoluogo di circondario e la proposta per la
promozione di Nicosia a provincia, avanzata
dall'allora podestà La Motta, non viene presa in considerazione.
Tuttavia, la persistenza del latifondo, la "quotizzazione" dei
feudi comunali e il blocco dell'emigrazione (voluto dal fascismo)
determinano un aumento di popolazione: nel 1931, dopo la depressione del
primo ventennio del '900, quando la popolazione era scesa a 14.586 ab.,
Nicosia registra una popolazione di 20.533 ab. (una delle punte massime).
A parte l'incremento demografico, la dinamica e la cronaca della vita
cittadina durante questa fase storica non fanno registrare dati o
avvenimenti di rilievo. Dopo la liberazione e la proclamazione
dell'Autonomia regionale siciliana, Nicosia vive anch'essa, come tanti
altri centri dell'isola, un periodo di grandi fermenti sociali e di
speranze di sviluppo. Fino all'inzio degli anni 60 è amministrata da
esponenti del baronato locale (il barone Salomone è sindaco dal 1952 al
1956) e della borghesia intellettuale, ma incalzati da un vivace e
combattivo movimento operaio (allora guidato dall'ormai quasi leggendario
Turiddu Lo Grasso). Nicosia riesce a mantenersi ancora all'altezza della
sua tradizione storica (resta, in un certo senso, il capoluogo del
circondario per la presenza del Tribunale, del Vescovado, di un Liceo
classico, dell'ospedale e di altri uffici zonali). Ma l'assenza di moderni
progetti di sviluppo (come in tutto il Mezzogiorno d'ltalia), la mancata
valorizzazione delle risorse locali (agricoltura e zootecnia,
innanzitutto), la perdita di molte "occasioni storiche" e
soprattutto la progressiva emarginazione geografica per l'assenza di un
moderno asse viario attrezzato, determinano prima la stasi e poi la crisi
con un'ondata di emigrazione. Ultimati, infatti, i grandi lavori di
rimboschimento e di viabilità del circondario (che occupano centinaia di
lavoratori tra cui i famosi brecialari), una grande emigrazione depaupera
Nicosia (che scende dai 19.301 abitanti del 1951 ai 14.931 del 1971). Un
incipiente e breve boom edilizio deturpa irrimediabilmente parte della
Nicosia antica e l'ansia di modernizzazione arriva persino a deturpare la
piazza Garibaldi (da cui vengono asportati i lampioni antichi, come
precedentemente la fontana in pietra) e le strade principali (dalle quali
viene divelto l'antico basolato, sostituito con bitume). Solo negli ultimi
anni si sono riaccese le speranze dei nicosiani: il progetto in stato
molto avanzato dell'asse viario nord-sud, la zona industriale, le
innumerevoli opere pubbliche, l'efficienza e la snellezza
dell'amministrazione civica, i nuovi servizi supportati dalle tecnologie
più moderne (come il sito internet e l'informagiovani), il
rilancio dell'immagine della città con il conseguente richiamo turistico
creano nuove condizioni per ricollocare Nicosia come centro propulsore
delle attività economiche e dei fermenti culturali del comprensorio. |