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Sotto
gli Arabi Nicosia fu, secondo l'espressione dello storico cinquecentesco
Tommaso Fazello, un "oppidum Sarracenorum", una agguerrita
fortezza di Saraceni. Un tentativo di assedio "apud Nicosium" da
parte del conte Ruggero è narrato dal monaco Goffredo Malaterra
(segretario e biografo dello stesso Ruggero). Secondo la narrazione, il
conte fu costretto a desistere ed accorrere a Troina. Sembra, inoltre,
accertato che l'oppidum Sarracenorum avesse una consistenza che andava
oltre le mura del Castello e che si estendesse al borgo bizantino di S.
Nicolella (agli abitanti cristiani era
stata concessa libertà di culto in cambio della Gezia e del Karag, le
tasse imposte ai cristiani sottomessi) ed all'attuale piazza
dell'Orologio, dove, secondo l'atto del notaio Alessi del 1757, sorgeva
una Moschea (nel luogo in cui fu eretta in seguito la chiesa di S. Maria
della Scala). Secondo l'opinione di alcuni, infine, il primo piano della
Torre Campanaria di S. Nicolò (i cui archi a sesto acuto erano un tempo
vuoti) sarebbe stato un avamposto arabo per controllare le vie d'accesso a
"Nicosium", posto quasi alla confluenza delle tre valli che per
gli Arabi
dividevano la Sicilia
(Val Demone, Val di Noto, Val di Mazzara). |