Durante la dominazione Sveva (instaurata in Sicilia da Enrico VI, che aveva sposato Costanza d'Altavilla, ultima dei Normanni) e soprattutto sotto Federico II (definito dai contemporanei "stupor mundi" per lo splendore e la magnificenza della sua corte, in cui fioriscono l'arte, il diritto, la scienza e la poesia con la "scuola poetica siciliana") Nicosia vive uno dei momenti più felici. Vige lo status di città demaniale (libera e dotata di proprio ordinamento). Al perfezionamento di tale status non è estranea l'esperienza dei coloni lombardi, provenienti  dai primi Comuni liberi. Da un diploma di Federico II, del 1204, si evince che l'ordinamento risulta costituito da un Consiglio generale (cui prende parte tutto il popolo sotto la presidenza di delegati regi), da un Consiglio ristretto di boni homines, da 2 giurati. Un successivo diploma di Federico II, del 1209, oltre a confermare ciò, assegna altri privilegi: libero possesso del feudo di Casal Migeti, esentato dalla tassa della marineria che vi gravava (l'obbligo di fornire 296 marinai, ma già ridotti a 146 da Enrico Vl); la concessione del feudo di petra d'Asgot, forse appartenuto ad Angotto di Pozzuoli, parente di quel Ruggero Sclavo che aveva guidato la rivolta dei bellicosi Lombardi contro Guglielmo il Malo. Scrive Michele Amari che Nicosia in questo periodo è una delle prime città dell'isola e l'affermazione è confermata dagli antichi Annuari di Sicilia degli anni 1232, 1239 e 1240. Da Federico II, infatti, che l'aveva visitata nel 1209 e le aveva concesso il titolo di "Civitas Costantissima" (generalmente concesso alle città vescovili), nonché i privilegi già ricordati, viene invitata (assieme alle principali città della Sicilia) al Parlamento generale di Foggia del 1240 (il primo parlamento "riformato" in cui, accanto ai bracci Baronale ed Ecclesiastico, viene istituito quello Demaniale, composto dai rappresentanti delle città regie o demaniali).