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Caduto l'impero romano d'Occidente (V secolo d.C.),
iniziarono le incursioni sulle coste meridionali della Sicilia da parte degli Arabi, che
incitavano alla guerra santa contro gli infedeli cristiani. Le loro razzie
continuarono nei secoli VII, VIII e IX. Nell'827 si mossero con oltre 10 mila uomini con
l'intento di occupare militarmente tutta la Sicilia. Sbarcarono a Mazara e completarono
l'invasione con la conquista di Tauromenium nel 902. La città resistette a lungo agli
attacchi, finché, il 1° Agosto del 902, l'emiro Ibrahim Ibn Ahmed non riuscì ad entrare
da Porta Cuseni, poi detta Porta dei Saraceni, proprio per l'infelice ricordo
dell'invasione.
La città fu saccheggiata e distrutta. Donne, vecchi e bambini, ovunque fossero trovati,
anche dentro le chiese, furono trucidati. Monumenti e chiese furono abbattuti. Il vescovo
di Tauromenium, Procopio, fuggiasco con un gruppo di tauromeniti, fu riconosciuto e
catturato. Ibrahim ordinò di spaccargli il petto ed, estrattogli il cuore, lo mangiò in
pubblico (il martirio di S. Procopio è ricordato in un affresco nella chiesa di San
Pancrazio). I superstiti vennero venduti come schiavi e le ragazze in parte furono
acquistate dal califfo Al-Mansur per popolare gli harem di Bagdad ed in parte furono
mandate nei paesi dello Jemen come fattrici allo scopo di incrociare la razza
araba con quella mediterranea.
Secondo una leggenda, anche il firmamento pianse la spaventosa strage di
Tauromenium. In
realtà, la notte del 10 Agosto del 902, il cielo si illuminò, per una intera notte, per
una copiosa pioggia di meteoriti (sciame delle Leonidi originato dalla
costellazione del Leone).
Nel 909 i Cristiani ricostruirono la città chiamandola Tauromenium la nuova, ma
nel 962 i musulmani, dopo un assedio durato 7 mesi, la riconquistarono e la saccheggiarono
ancora una volta. Il califfo Al Moez le diede il nome di Almoezia. Da allora la
dominazione araba durò due secoli e mezzo.
Gli Arabi, mentre erano stati predatori e sanguinari nelle loro scorribande, si
dimostrarono saggi nell'amministrazione dei territori occupati. Portarono importanti
innovazioni nell'agricoltura (produzione del miele, del gelso, dell'arancio e del limone),
nelle tecniche per la captazione della acque e nei sistemi d'irrigazione. Si diffuse la
filosofia classica, progredirono gli studi della medicina, della chimica e della
matematica (la numerazione ancora oggi in uso è quella araba). Fu adottato un
sistema di riscossione dei tributi più ordinato e meno vessatorio, fu favorita la
formazione della piccola proprietà, fu alleggerita la condizione degli schiavi.
Durante il periodo in cui l'Islamismo fu in grande espansione, ai Cristiani fu consentito
di vivere secondo la loro fede; era solo vietato costruire nuove chiese, portare la croce
nelle processioni e suonare le campane. In questa fase, accanto alle vecchie torri
comparvero i minareti e le bifore.
Soltanto in architettura gli Arabi non lasciarono nulla di originale, perché per
esercitare il culto religioso utilizzarono le chiese preesistenti, adattandole
semplicemente al loro gusto. Gli edifici con architettura interamente araba esistenti in
Sicilia e a Taormina furono realizzati dai Normanni, che seguirono lo stile architettonico
arabo.
In ogni città dell'isola e, quindi, pure a Taormina, si notano tuttora le tracce
dell'occupazione araba. In particolare, la presenza araba portò un significativo
arricchimento linguistico. L'Islam si affermò e portò progresso non solo in Sicilia, ma
anche nell'Europa meridionale, nell'Asia Minore e nell'Oriente.
Tutto ciò destò per lungo tempo vivo allarme nella Chiesa di Roma
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