Nel 1734, con la pace di Vienna, la Sicilia tornò agli Spagnoli, regnante Carlo III di Borbone. Fu così ricostituita l'unità del regno di Sicilia e di Napoli (il regno, cioè, delle due Sicilie).
In questo periodo l'epidemia di peste che colpì Messina nel 1743 lasciò indenne Taormina, com'è testimoniato dalle patenti di sanità che venivano rilasciate ai residenti.
L’illuminismo fece sentire gli effetti anche nell'isola. Nonostante la monarchia assoluta, furono avviate riforme in ogni campo. In particolare, furono limitati i poteri della feudalità e cessarono i privilegi del clero (foro ecclesiastico, esenzioni e manomorta). Il Sant'Uffizio, famigerato organo dell'Inquisizione, venne soppresso. Si diffusero gli studi giuridici, filosofici e letterari.
Furono eseguite importanti opere che interessarono Taormina, tra le quali la strada Messina-Catania e quella che dal mare porta in città (l'attuale via Pirandello).
Nel 1808, Ferdinando di Borbone, re delle due Sicilie, visitò Taormina. In ricordo dell’evento, nella parte alta di Porta Messina, fu posto lo stemma della casa Borbonica: un'aquila che nutre due aquilotti.