Nel 1071, guidati dal Gran
Conte Ruggero, i Normanni occuparono Catania, non senza patteggiare, sembra, con l'emiro
di Siracusa, Ibn al-Werd. Era l'inizio di una nuova vita. Ma, partito Ruggero, i Catanesi
richiamarono l'emiro, e i Normanni dovettero riconquistare la città nel 1081. I nuovi
signori dubitavano della fedeltà di queste popolazioni, che per lingua e cultura
oscillavano tra la greco-bizantina e la saracena; per non parlare della consistente
comunità ebraica esistente a Catania. Né maggiore fiducia ispirava la gerarchia della
Chiesa, nella misura in cui questa poteva essere sopravvissuta alla dominazione araba.
 Come
per altre parti della Sicilia, Ruggero preferì dunque creare una struttura civile ed
ecclesiastica integralmente nuova, affidando ai monaci benedettini la direzione
dell'evangelizzazione religiosa e della riorganizzazione civile. Catania perse così la
sua libertà e venne infeudata al fidato Ansgerio, già abate di S. Eufemia. Questi venne
anche nominato abate dell'Abazia benedettina di S. Agata, e vescovo di una diocesi molto
larga (da Mascali a Enna e Piazza Armerina). Questa configurazione del potere, con la
riunione delle tre cariche - tutte sostenute da pingui rendite - sarà a lungo un elemento
determinante nella storia della città. Contemporaneamente, dopo il 1078, si iniziò a
costruire la Cattedrale, nello stile di una Chiesa-fortezza, dotata di muraglioni possenti
e di torri, vicina alla costa in modo da controllare il porto.
Città feudale, Catania lo rimarrà per quasi centocinquanta anni: il tempo di sviluppare
un ceto urbano - mercantile e produttivo - relativamente autonomo. Di questo processo non
sappiamo molto; nondovette essere facile, anche perché la città fu distrutta dal
terribile terremoto del l169 che infuriò su gran parte della Sicilia orientale; per
questa occasione si fa la cifra, esagerata, di diecimila morti, tra i quali lo stesso
vescovo Giovanni Aiello, perito con gran moltitudine di persone tra le rovine della
Cattedrale ove si officiava la festa della patrona.
Catania doveva aver raggiunto comunque un buon grado di vitalità, perché appena
trent'anni dopo il terremoto, in pieno fervore di ricostruzione, la troviamo parteggiare
per gli ultimi eredi degli Altavilla e ribelle contro Enrico VI, il figlio del Barbarossa.
La punizione ad opera del furor theutonicus imperiale fu terribile e le
cronache parlano di "distruzione" della città; la Cattedrale venne data alle
fiamme, con la probabile perdita dell'archivio capitolare e di parte del tesoro.
Anche contro Federico II Catania insorse nel 1232, subendo un secondo devastante
saccheggio. A guardia di essa, Federico fece iniziare la costruzione del Castello Ursino,
potente pedina in un sistema di fortificazioni che da Messina a Enna a Siracusa serviva a
tenere la Sicilia orientale.
Sotto Federico II, però, la città si liberò dalla giurisdizione feudale del
vescovo-abate, divenendo città regia (demaniale); e nel 1240, insieme con
Castrogiovanni e Piazza Armerina, altri centri importanti della diocesi vescovile, viene
riconosciuta come Comune e invitata ad eleggere rappresentanti al Parlamento. |