Una matrice culturale palermitana

La fonte culturale delle pitture nicosiane va ricercata nella Palermo d’età alfonsina. Questa città, restituita ad un effettivo rango di capitale del Regnum, è ora fulcro di una Sicilia cui compete il ruolo di base militare nella strategia del re aragonese, determinato ad impadronirsi del Regno di Napoli e a contenere l’aggressiva pirateria saracena. Egli sottopone l’isola ad una vessatoria politica fiscale, mirata verso obbiettivi anche ben distanti dalle concrete esigenze di essa. La gratifica, per converso, di provvidenze feconde di una nuova fioritura culturale: se ne avvantaggiano in particolare centri urbani come Catania, insignita della dignità di sede universitaria e, naturalmente, Palermo, rivitalizzata in quella centralità che la città etnea nel secolo precedente aveva messo in ombra.

E’ difficile spiegare la relazione dei numerosi ritratti disseminati su lacunari e fregi del soffitto di Nicosia con modelli ricorrenti nei soffitti di case gentilizie lombarde, senza postulare una mediazione dell’ambiente culturale napoletano.

Il Trionfo della Morte di Palazzo Sclafani può esserne considerato l’eco al livello più elevato; ma non si dimentichino altri possibili canali – ad esempio, la ceramica – mediante i quali poterono essere trasmessi in Sicilia modelli figurativi lombardi recepiti a Napoli, ed ivi variamente rielaborati.

Ipotizzare importazioni napoletane non può comunque fuorviarci dalla pista principale da battere, che conduce a quell’intreccio di diversificate esperienze d’arte che fu il crogiolo napoletano.

Con la produzione figurativa fiorita in quest’ambiente culturale vanno confrontate, soprattutto, le pitture di Nicosia. Alcuni elementi iconografici in esse riscontrati sono stati posti in rapporto, da M. C. Di Natale, con le decorazioni di un codice miniato quattrocentesco di matrice francescana, conservato oggi presso la Biblioteca Comunale di Palermo.

Mi sembra che puntuali corrispondenze vadano inoltre rilevate tra alcune figurazioni nicosiane con altre in una croce dipinta proveniente dalla chiesa di S. Maria di Gesù ed oggi conservata presso la Galleria Regionale di Palazzo Abbatellis, a Palermo.

L’accostamento di certi elementi delle pitture di S. Nicolò – quali il putto alato che afferra un pavone per la coda, alla sesta campata; o il dettaglio espressionistico dei piedi accavallati, nella figura di S. Sebastiano martirizzato; o la grafia delle maiuscole in diversi cartigli e nelle didascalie relative alle figure dei Santi – con altri della Croce dipinta palermitana, suggeriscono l’ipotesi di una presenza di questo pittore (o di qualcuno della sua cerchia) tra i maestri all’opera nella decorazione del soffitto di S. Nicolò.